filosofia, psicologia, femminicidio.

Il sottile confine

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“Siamo completamente indifesi davanti a un sentimento folle,

la stessa persona che può guarirci può massacrarci,

la stessa persona che può salvarci può ucciderci semplicemente andandosene.”

M. Bisotti

L’argomento è più che mai attuale, vista e considerata la quantità di servizi e articoli giornalistici che trattano fatti di cronaca legati al femminicidio. Questo post entra in punta di piedi sull’argomento, lo manipola con i guanti e non ha la pretesa di sviscerare un tema che merita di essere studiato, analizzato e discusso attraverso discipline capaci di studiare e regolamentare il comportamento umano individuale e di gruppo.

In Italia è il Decreto Legge 14 agosto 2013, n. 93 che sostanzialmente è di contrasto alla violenza di genere e protegge le vittime di femminicidio, ovvero l’uccisione di una donna con la quale si hanno legami sentimentali o sessuali. Più dell’82 per cento dei delitti commessi a scapito di una donna, nel nostro paese, sono classificati come femminicidi ( fonte ). L’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) lancia la piattaforma mondiale di monitoraggio e raccolta dati dei femminicidi in tutto il mondo ( sito )

Fabio Roia, magistrato dal 1986, già sostituto procuratore a Milano  addetto al dipartimento “fasce deboli”, ex componente del Csm dice “norme, usi e costumi hanno a lungo alimentato la convinzione delle donne che la loro persona venisse dopo il dovere della conservazione del nucleo familiare, sempre e a tutti i costi. Convinzione che è spesso alla base del loro sentirsi responsabili per ciò che subiscono, quasi non fossero state abbastanza moglie e madri come si deve, e che le rende, alla fine, perfino giustificazioniste nel confronti dei loro compagni, mariti e partner violenti.”

L’uomo è uno, la donna è due : la struttura del femminile è la relazione non l’identità e li trova la sua affermazione, dal momento che biologicamente, anatomicamente e psicologicamente sono predisposte per accogliere la la vita e quindi sanno amare. In loro l’identità è subordinata alla relazione, mentre gli uomini sono identità che hanno relazioni.

Spesso sarà capitato a uomini di rilievo nella società, di ricevere inviti per eventi importanti con biglietti che recitano “al Prof. / Dott e alla sua Signora” . Un uso improprio di un aggettivo possessivo che non lascia spazio alla individualità, la biografia, la storia dell’altra persona, proprio come fosse un oggetto di …

La mente maschile è una mente modesta, che non è capace di concepire il concetto di alterità che è alla base del sentimento dell’ amore ( nel linguaggio filosofico, il carattere di ciò che è o si presenta come «altro», cioè come diverso, come non identico ) questo perché interpreta l’amore come possesso, e pertanto o l’altro si attiene a condurre il suo comportamento dentro questo concetto oppure viene soppresso perché sfugge al controllo.

E’ in questo scenario che si manifesta la violenza come atteggiamento a ripristinare un ordine che sta sfuggendo o peggio ancora che è già sfuggito. Una situazione familiare che sta volgendo al termine per la separazione della coppia, è una delle situazioni che innescano questo comportamento, perché l’uomo già intravede un esito dove i figli saranno affidati alla madre, dove lui dovrà lasciare la casa e dove la sua situazione economica crollerà.

Per concludere, un supporto importante è quello che Stefano Ciccone e l’Associazione Maschile Plurale , svolgono in diverse città italiane, un servizio di mutuo aiuto per uomini autori di violenza ( sito ) 

 

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